I diari della Miura nera

È tardo pomeriggio, sono risalito in macchina e sto attraversando una zona periferica del torinese ( Rivoli a dirla tutta) che non ho mai visto. Prendo una tangenziale mai presa prima. Sono attento ai cartelli (vecchia scuola di orientamento) siccome ho il cellulare andato, morto. Prendo un’uscita che a naso mi pare giusta e mi ritrovo … boh da qualche parte!

Fa un caldo di merda. Il classico caldo padano, quello umido che ti si infila ovunque, ti fa scoppiare e crea in cielo una cappa di nuvoloni grigi e tristi con qualche goccia di pioggia ogni tanto.

Ma me ne frego altamente.

Sono in quarta piena, il quattro cilindri lavora in modo lineare. La rotonda è ormai prossima. Accelerando un poco, sfrutto la debole pendenza della strada, stringo e poi mi allargo – terza. Giù la frizione non appena imbocco la rotatoria (l’asfalto un po’ umido mi aiuterà), do qualche colpo all’acceleratore per non far grattare la cambiata – seconda. Sterzo tutto proprio mentre mollo la frizione e accelero. Bianca si intraversa, accelero ancora e sterzo per controllare la sbandata – sta ululando manco fosse un V8 Ferrari. Un signore si gira e si piantona lì sul posto.

Ritorno dritto e fuggo. In un secondo riconosco dove sono e nel mezzo di un centinaio di grandi alberi che costeggiano il viale, tra i binari dei tram e le persone dall’aria seria e stanca che aspettano i bus, io e Bianca siamo una scintilla di luce coraggiosa. Ci lanciamo su Corso Vittorio Emanuele, veloci, ululanti, lo aggrediamo. Io penso che non c’è un modo migliore per concludere questa giornata e Torino intera, per un momento, è solo nostra.

Quel mattino, io e la GT ci siamo svegliati alla stessa maniera: hangover. Quanto tempo era che non vedevo le sette di mattina di una domenica io proprio non lo so. Pensavo non esistessero nemmeno più, che avessero smesso di farle. Bianca a quanto pare la pensava uguale perché è partita in modo perfetto ma nel vialetto per uscire dal garage ha pensato bene di singhiozzare, strattonare, grattare fra la prima e la seconda. Tutto questo almeno per un centinaio di metri poi, pieno di V-Power e la signorina, con la temperatura già salita a livello quasi ottimale, si è rasserenata. Collego cavo jack al cellulare, musica e parto alla volta del Mirafiori Motor Village: una distanza di circa 60 Km facili facili (anche se con la brutta esperienza di un anno fa al Colle del Moncenisio, qualunque distanza mi fa un pelo strizzare).

Mi fermo a 20 Km dall’arrivo in un Autogrill, mi sveglio un po’ meglio, mando qualche messaggio, un signore mi fa i complimenti e mi chiede qualche dettaglio su Bianca poi riparto.

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Ovviamente, a meno di un chilometro all’arrivo, sbaglio strada. Torino, con tutti quei semafori che sembrano calibrati al millimetro, che guardano tutti nella stessa direzione ma in realtà quello è per te che arrivi da qui, quell’altro è per me che arrivo da sotto e quell’altro ancora leggermente girato a 34 gradi e mezzo a sud ovest orientato seguendo la costellazione del Capricorno è per lo stronzo che arriva alla tua destra, e poi c’è quello dei tram e la svolta microscopica sulla sinistra per te che devi prendere il vialetto, non ci capisco niente. Prendo un controviale e torno indietro, bestemmio e imbocco il controviale giusto. Buongiorno Torino.

Riconosco lo stabile e alcuni ragazzi mi accolgono e mi fanno segno di salire su uno spiazzo alla mia sinistra e parcheggiare di fianco ad una 75 che vedo in fondo (in pratica sono stato il secondo ad arrivare, yeah).

Mi affianco, spengo Bianca, che riposi un po’, scendo sgranchendomi gambe e braccia, sigaretta.

Vado allo stand a confermare la presenza, mi viene consegnato qualche adesivo, un bloc notes Motul e la mappa per il ristorante (tanto lo so che mi perdo lo stesso).

Ho un buon presagio comunque.

Giro un po’, c’è fermento perché iniziano ad arrivare un po’ di persone. Noto immediatamente lo stand di Davide Cironi e del suo Drive Experience e le pile di copie del suo nuovo libro fresche fresche di stampa. Ma aspetto a prenderlo, lui non c’è!

Intanto iniziano ad arrivare le altre auto ospitate che potete vedere nelle foto qui in capo al post.

Cironi arriva, scorgo anche Giorgio Langella, lo storico collaudatore Alfa Romeo oramai diventato celebrità web (date uno sguardo qui). Scambiano strette di mano, sono cordiali con tutti e inizia il vero e proprio assedio per l’acquisto del libro e gli autografi con dedica.

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Chiamo mio papà, gli dico quali auto ci sono tanto per fargli un po’ mangiare le mani e gli preciso che Davide è qui e che se vuole glielo passo. Lui rimane interdetto ma io non esito, mi faccio largo fra la folla e mi rivolgo a lui “Davide, è mio papà, si chiama Antonio..” Cironi prende il telefono che gli sto porgendo “Buongiorno papà Antonio!” e inizia un breve interloquio cordiale fra due persone che so di per certo avere le automobili nel cuore. Ringrazio Davide e mi riprendo il telefono, mio padre è entusiasta, lo avverto dalla sua voce! Lo saluto e attacco. Tempo di foto, compro il libro, autografo, sigaretta, gironzolo fra le auto.

Arriva un furgone rosso, un quadrifoglio ben in vista sul portellone e un rimorchio con sopra arte pura. È l’ospite portata in rappresentanza dalla Scuderia del Portello: una Giulietta Sprint Speciale Muso Basso. Rimango estasiato a quella vista. Le altre auto in moto, in movimento, non mi hanno suscitato lo stesso fascino che quella freccia d’altri tempi ha scaturito in me pur essendo spenta e su un rimorchio. Si parcheggia distante, come una belva che costeggia il branco in attesa di colpire l’esemplare più scoperto.

 

Entriamo nel vero e proprio salone. Fiat, Abarth e Alfa. C’è una 4C esposta. Mi lascio un momento solleticare la vista poi vado nella sala dedicata alla presentazione del libro.

La SS è sul palco, affiancata da delle sedie. Alle spalle del pubblico, dall’altro lato, c’è una 2000 che tiene tutti a bada e guai a chi osa uscire prima della fine. Siamo tutti ostaggio di due Alfa.

Mi siedo in prima fila, ho alla mia destra la moglie del signor Langella e dopo di lei proprio lui. Alla mia sinistra Andrea Cajani, figlio del signor Marco che è il presidente della Scuderia del Portello. Intorno ho sicuramente altre persone di rilievo. Mi sento come su un materassino ancorato a una decina di metri da un atollo tropicale, rendo l’idea? Mi crogiolo.

Davide sale sul palco. A seguirlo sono Langella, Cajani e Gian Pietro Pasquali che tutti (o quasi) conosciamo per la Countach replica che sta realizzando (Art Attack automobilistico qui).

Emozionante è stata l’apertura del discorso: Davide ha tenuto immediatamente a fare gli onori a Loris Bicocchi, il più grande collaudatore automobilistico del mondo, il quale ha insistito per redigere la prefazione del libro. Davide ha espresso bene, su quel palco, la sua emozione per questo particolare. Bicocchi vuol dire Bugatti, Pagani, Koenigsegg. Vuol dire un pilastro portante della storia dell’automobilismo, e saperlo così entusiasta nel voler partecipare in un qualche modo al suo scritto è, ovviamente, un motivo di orgoglio troppo grande da poter essere espresso solo a parole.

L’incontro va avanti, ogni ospite porta in evidenza aspetti e concetti  fondamentali, storie ed episodi, pareri e anteprime ed io pendevo dalle labbra di ognuno. Ero catalizzato, emozionato, ipnotizzato.

Voglio sottolineare di come Cajani abbia espresso il suo personale piacere nel vedere come molti giovani stiano avvicinandosi al mondo classico dell’automotive, a sensibilizzarsi al riguardo, cosa che, ovviamente, è una bandiera che cerco nel mio piccolo di tenere alta.

 

Sono per strada, ho davanti una 4C rossa e ancora più avanti una Testarossa, una 599 GTB nera e una 360 Modena, Bianca fa sentire la sua voce in mezzo a quel tripudio di potenza italiana. Dietro ho il resto del convoglio, le altre classiche e sportive e altre Alfa dei tempi più recenti.

Percorriamo una zona popolata e ci dirigiamo verso la parte più collinare, per il pranzo. Tra l’entusiasmo per la situazione e il caldo, si è rivelata una tratta estenuante (ma nel senso positivo del termine); mi fanno parcheggiare Bianca tra le classiche (come potete vedere dalla foto) e il rinfresco ci lascia il tempo di riprenderci.

Esco dal bagno c’è Davide: Allora ragazzo tutto bene? mi dice. Gli chiedo se il discorso che ha fatto gli è piaciuto e lui, ovviamente, critica se stesso, il poco tempo per prepararsi due righe da memorizzare e le poche ore di sonno avute.

Sono al tavolo dei collezionisti, titolo a dir poco elevato data la mia attuale situazione di monocollezionista. C’è un clima stupendo: colgo l’occasione per conoscere nuove persone, nuovi esperti, nuovi amatori. Sto a mille.

Il pranzo si prolunga alla meridionale fino a circa le quattro del pomeriggio poi è tempo di qualche premiazione e riconoscimento da parte dello staff e l’incontro volge poi ai congedi e agli appuntamenti futuri.

 

È tardo pomeriggio, sono risalito in macchina e sto attraversando una zona periferica del torinese…

 Vorrei ringraziare tutti. L’Alfa G.P. Club, Alberto Costa e gli altri ragazzi che hanno pranzato con me e che mi hanno fatto sentire parte di qualcosa di stupendo, Cajani per avermi fatto credere ancora di più in una generazione (che mi include) che saprà dare valore alla storia dell’automobilismo senza mai dimenticarla, a Davide cordiale e sincero, disponibile, a cui noi tutti dobbiamo molto per aver portato così in alto quel qualcosa che rischiava di essere perso o trattato in malo modo. A Giorgio Langella che con le sue storie, la sua pacatezza e la sua umiltà ha saputo farmi emozionare e vivere momenti di tanti anni fa, che altrimenti non avrei mai avuto modo di conoscere.

Ok, credo di aver finito.  

Grazie infinite per aver letto tutto questo.

Se vuoi puoi condividerlo sui tuoi social preferiti, oppure dare uno sguardo alle foto in alto sopra al titolo o al clip che trovi proprio qui sopra.

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A presto! 😉

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